True story

Vi racconto una storia, una bella storia di crescita e consapevolezza, una storia di trasformazione, una storia che a volte si è tinta di colori cupi, una storia che ha il sapore del riscatto.

C’era una volta una bella bambina paffutella, occhi e capelli corvini in un viso diafano e sorridente, non le dispiaceva stare in mezzo alla gente.

Nel felice paese dove abitava con tutta la famiglia era una bimba come tante, giocava, rideva, scherzava, leggeva, cantava insomma amava la vita, la sua splendida vita.

Ma questa bambina, ancora non lo sapeva, era speciale, aveva un dono alquanto particolare, sapeva usare l’immaginazione e nella sua mente comparivan le scene, narrate o inventate, come fosse un film al cinema.

Questo dono la portava a non lamentarsi di rimaner da sola a volte perché, in quei momenti, lei aveva una biblioteca di amici da cui rifugiarsi.

Un giorno, ahimè, venne confinata in un altro paese dove tutto era freddo ed il sole sembrava buio, in un altro paese con atri bambini, così simili a lei eppure così diversi, il loro modo di pensare le sembrava così costretto, lontano.

Lei raccontò loro dei suoi mondo, dei suoi libri, raccontò di un uomo, alto come un bambino, con piedi grandissimi che partì per un viaggio e insieme a dei nani sopravvisse ad un drago, raccontò del colore delle montagne, delle buffe persone del villaggio e del prode e bellissimo guerriero che uccise il drago. Ma quel racconto non sortì l’effetto desiderato, nessuno dei nuovi bambini pensò fosse speciale, anzi, da quel momento fu l’oggetto delle loro burle e non solo.

Così mentre il cielo diventava sempre più cupo, la bimba si rifugiava ancor di più nel suo mondo, la sua fantasia si espandeva a dismisura, tanto che la sua mente non riusciva più a contenerla e così si mise a riportar su carta ciò che pensava.

Le cose con gli altri peggiorarono, c’era chi passava nel suo giardino solo per prenderla a pallonate o chi dopo aver avuto l’aiuto desiderato se ne andava senza un grazie e senza più rivolgerle la parola, c’era chi dopo aver perso ad un gioco le tirò un pugno in faccia e chi semplicemente prendeva in giro il suo essere paffutella.

Nel cuore della bimba iniziò ad istillarsi il dubbio che, forse, ciò che le avevano detto sul suo dono, non fosse vero e che lei di speciale non aveva proprio niente.

Passarono così quegli ultimi due anni di elementari.

Davanti a lei si apriva un nuovo percorso, una nuova scuola, dei nuovi compagni che potevano diventare amici, ma non aveva fatto i conti col tragitto, col viaggio in autobus.

Aveva, a malincuore, capito che non sarebbe stata simpatica a tutti, anche se questo per lei era un concetto astruso, difficilmente non le piaceva qualcuno, era convinta che da chiunque si può imparare e che con tutti si può essere felici. Infatti nella nuova classe si fece delle amicizie e tutto sommato nessuno la odiava, per lei era una gioia.

Ma uscita da scuola l’aspettava il viaggio in autobus dove veniva derisa, spintonata, derubata della borsa di educazione fisica e le sue cose sparse infierendo sulla forma e sull’odore. Capitava spesso che le facessero lo sgambetto e la facessero cadere dall’autobus

Era così assuefatta a farsi prendere in giro che ormai non gliene fregava più niente, tanto che ebbe il coraggio di presentarsi in seconda media sfoggiando un bellissimo apparecchio baffo, almeno l’avrebbero presa per il culo per qualcosa di nuovo.

L’ultimo anno di scuola media , pur continuando le stesse angherie, per la bimba che ormai era diventata una graziosa ragazza, si aprirono nuovi percorsi.

Uno su tutti fu quello che fece dentro di se e che la portò a capire definitivamente che, sì, lei era speciale, se non lo era per tutti gli altri, lo era per se stessa. Capì che nessuno era così migliore di lei da poterla ferire gratuitamente.

Capì, soprattutto, che era ora di reagire, di parlare, di confrontarsi con chi la scherniva perché, forse, i problemi più grossi li avevano loro e non se ne rendevano neanche conto.

Lei era da che aveva 8 anni che combatteva i suoi demoni, le sue paure e affrontava i suoi problemi cercando di capirli prima di sistemarli.

Scoprì così che chi la Bullava in realtà voleva solo essere ascoltato e aiutato ma non aveva il coraggio di chiedere.

Quella ragazzina, diventata donna, non sopporta chi, anche inconsciamente, “pratica” il bullismo anche perché in questa epoca i ragazzi sono molto più vulnerabili!

Non c’è vergogna nel parlarne, non ce ne deve essere!

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25 risposte a "True story"

  1. Dovresti inviarlo a tutte le testate giornalistiche. Merita di essere divulgato. Sei stata capace di mettere su carta (di fa per dire carta) tutto il mondo di contrasti e di sofferenza muta ma soprattutto di presa di coscienza di chi subisce… fallo. Invialo ai giornali principali ! 😊❤️

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  2. L’ha ribloggato su Does anybody care about bullying and mobbing?e ha commentato:
    Oggi una nuova testimonianza di bullismo ci viene offerta dal racconto della nostra cara collega blogger Sara Bellan che scrivendo questo articolo ci ha permesso di scoprire anche le sue sofferenze passate.
    Sara adesso è una scrittrice,perciò un esempio per tutti di come possiamo riscattarci dalle sofferenze passate come vittime di bullismo.

    Piace a 1 persona

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