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Del tempo che scorre veloce e porta buone nuove!

Quando il tempo è tiranno e vorresti avere 36 ore in un giorno ma ovviamente è solo utopia!

In queste ultime settimane non mi sono accorta dello scorrere del tempo, troppe le cose da fare, le cose a cui pensare, le cose da preparare…e il pensiero tornava sempre qui, mi dicevo “dai un piccolo sforzo e scrivi di quel racconto scoperto per caso, di quel tempio particolare, del regalo di Minori San…poi chiudevo per sbaglio gli occhi e Morfeo era in agguato…

Così eccomi qua, dopo qualche settimana, con un po’ di sonno in meno, a condividere con voi una cosa bellissima…

Ci siamo, è ufficiale!

https://www.facebook.com/Io-me-e-me-stessa-123510039041223/

Chiunque sia abbastanza vicino da poter e voler venire è il benvenuto e, per me, fonte di gioia…

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Hanko 判子 o dell’essere formalmente io.

Forse non tutti sanno che nell’Asia orientale, è uso quotidiano utilizzare appositi timbri al posto della propria firma o, quando richiesto, assieme ad essa. Questi timbri sono incisi o montati su bastoni lunghi un dito, dei più svariati materiali, che hanno un diametro compreso tra i 25 e i 75 millimetri. ll tampone è in realtà una pasta, normalmente rossa, realizzata con inchiostri e pigmenti naturali.

In Giappone sono chiamati Inkan (印鑑) oppure Hanko (判子). Tra tutti, quelli che riportano nomi utilizzano il Tensho (篆書), l’antico lettering legato all’arte degli Inkan.

Inizialmente solo l’imperatore e i suoi vassalli più fidati possedevano un Hanko, in rappresentanza del potere.

Dopo la modernizzazione iniziata nel 1980 gli Hanko diventano di uso generale in tutta la società giapponese.

Magari per noi italiani potranno sembrare solo dei semplici souvenir, qualcosa di carino da portarsi a casa come ricordo, ma in realtà in Giappone gli hanko sono molto importanti perchè rappresentano la firma “fiscale” per documenti, contratti e per qualsiasi tipo di certificazione che un giapponese voglia richiedere.

Ad esempio in Giappone non c’è un uomo d’affari che non abbia un hanko per firmare le proprie traslazioni oppure comunemente un hanko per firmare assegni e da abbinare alle operazioni bancarie.

Ovviamente esistono diverse tipologie di hanko.

Per l’uso personale ci sono almeno quattro tipi di timbri:

Un Jitsuin (実印) è un timbro ufficialmente registrato, necessario per condurre affari e altri eventi importanti o legalmente vincolanti come l’acquisto di un veicolo, di un terreno, per il matrimonio e cosi via. Registrazione e certificazione possono essere ottenuti in un ufficio comunale (per esempio in municipio) dove si ottiene il “certificato di impressione del timbro” conosciuto come Inkan toroku shomei-sho (印鑑 登録 証明書).

Le dimensioni, la forma, il materiale, la decorazione e lo stile di lettering del Jitsuin sono strettamente regolate dalla legge. Ad esempio, a Hiroshima, un Jitsuin è previsto che sia grande da 1,3 a 2,5 cm, quadrato (o raramente di forma rettangolare ma mai rotondo, irregolare o ovale) e deve contenere il nome e il cognome dell’individuo per intero, senza abbreviazioni. La scritta deve essere rossa con uno sfondo bianco (Shubun) e il carattere deve essere scelto tra quelli disponibili, basati su antichi stili di lettering Tensho.

In tutto il Giappone, le norme che disciplinano la progettazione degli Jitsuin sono così severe e ogni progetto è così unico che la stragrande maggioranza delle persone affida la creazione del loro Jitsuin a un professionista, pagando dai 20 ai 100 US $, e lo userà per decenni.

Persone desiderose di iniziare un nuovo capitolo della loro vita, (per esempio a seguito di un divorzio, dopo la morte di un coniuge o gravi eventi spiacevoli) fanno realizzare spesso un nuovo Jitsuin. Il materiale con cui è fatto è di solito una pietra dura di alta qualità e a volte è scolpito a macchina. Quando invece è intagliato a mano, vengono utilizzati un intō (鑿, scalpello), uno specchio e una piccola morsa di legno per la loro realizzazione. Un Jitsuin è sempre custodito in un luogo molto sicuro, come il caveau di una banca o nascosto con cura nella propria casa e conservato in scatole rettangolari rivestite esternamente con tessuto ricamato e iternamente con seta colorata (mentre l’inchiostro è conservato separatamente).

Un Ginkō-in (銀行 印) è utilizzato specificamente per il settore bancario; Ginko significa “banca”. Il libretto personale di risparmio contiene lo stampo originale del ginkō-in affiancato al timbro di un impiegato di banca. Le regole per le dimensioni e il design variano un po’ da banca a banca ma generalmente contengono il nome completo di una persona giapponese. La scritta può essere rossa o bianca, in qualsiasi tipo di carattere e con decorazione artistica. La maggior parte delle persone che li hanno, li fanno fare su misura da professionisti o li fanno loro a mano, per maggiore sicurezza. Sono in legno o in pietra, conservati in piccole borsine di stoffa o in astucci di plastica e di solito sono nascosti con cura nella propria casa.

Un Mitome-in (認 印) è un timbro utilizzato tipicamente come firma per le consegne postali, fatture, corrispondenza aziendale interna e altre funzioni di uso quotidiano a bassa sicurezza, conservato normalmente nella scrivania dell’ufficio o nel genkan (ingresso) di una residenza.

Le regole che stabiliscono la forma e l’aspetto di un Mitome-in sono poche rispetto a quelle destinate a Jitsuin e Ginkō-in. Tuttavia, anche per il Mitome-in, ci sono delle regole, la più importante delle quali è la dimensione che deve essere maggiore per chi è a capo di un’impresa o attività – rispettando la gerarchia aziendale e sociale – e minore via via per i collaboratori.

Il Mitome-in riporta sempre il cognome della persona e raramente il suo nome, è spesso di forma rotonda o ovale stampato in rosso su spazio vuoto (Shubun) o il contrario (hakubun). Mitome-in realizzati in plastica si possono comprare nei negozi di cartoleria a meno di 1 US $ ma sono molto comuni anche quelli in pietra poco costosi.

Un Gago-in (雅号 印) è utilizzato dagli artisti grafici per decorare e firmare il loro lavoro. Le firme sono spesso pseudonimi o soprannomi e le decorazioni sono di solito slogan preferiti o altre frasi molto brevi. Un Gago-in può essere di qualsiasi dimensione, disegno o forma.

E se viene rubato?

Nei casi in cui il documento da firmare è molto importante viene sempre verificata l’identità tramite documento di riconoscimento, certificati o altro, un po’ come si fa in Italia quando si firma un documento di una notevole importanza (es: se chiedete un prestito in Italia vi chiedono la carta d’identità, non solo la firma)

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おめでとう o del tempo che passa…

Un altro anno è passato e più che andare avanti mi sembra di andare indietro, bada bene ho usato il verbo andare e non tornare, perché non mi sembra di regredire ma “solo” di tornare ad avere più passioni, più stimoli, più cose da scoprire, da vedere e da voler imparare…

Due anni fa ho iniziato a scrivere seriamente e costantemente su questo blog, non avevo le idee chiare.

Avevo da raccontarvi il mio libro, da dedicarvi le mie poesie ma l’egocentrismo non è mai stata una mia peculiarità (anche se in questo articolo sto usando troppi “mio” e “io” per i miei gusti), così ho iniziato a parlarvi di un paese meraviglioso, senza sapere se e a quanti sarebbe piaciuto…

Vi ringrazio infinitamente

ありがとございまづ🙇🏻‍♀️

È una sorta di compleanno, quindi bisogna farsi gli auguri!

La frase corretta per dire “Buon Compleanno” in giapponese è “tanjoubi omedetou” たんじょうび おめでとう o “tanjoubi omedetou gozaimasu” たんじょうびおめでとございます, a seconda della persona a cui ci si rivolge.

Tanjoubi significa compleanno.

Omedetou vuol dire “congratulazioni”.

La frase tanjoubi omedetou si scrive anche 誕生日おめでとう.

La pronuncia è tangioobi omedetoo.

E se per caso dovete fare gli auguri in ritardo puoi dire

“okurebase tanjoubi omedetou”.

おくればせたんじょうびおめでとう

Volete sapere quanti anni ho?

Basta chiedere…

“Toshi wa ikutsu desu ka?”

年はいくつですか

Si può tradurre come “quanti anni hai?”

In fin dei conti mi piace questo passare del tempo!

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Enoshima 江ノ島:

Solo 4 km di perimetro, ma tantissimo da offrire alla curiosità di ogni visitatore. Enoshima si trova nella prefettura di Kanagawa, nella baia di Sagami, appartiene a livello amministrativo alla città  di Fujisawa ed è collegata con il quartiere Katase della città tramite un ponte lungo 600 metri.

Un breve viaggio da Kamakura sui treni della linea Enoden fino alla stazione di Katase-Enoshima (片瀬江ノ島) ci porta fino al ponte che collega l’isola con la terra ferma.

Qui comincia la passeggiata sulla strada centrale: un fila di banchetti che vendono cibo da strada per lo più a base di pesce, e subito si respira un’atmosfera festiva molto rilassante, tipica dei paesini di mare giapponesi. Tra gli snack più popolari il tako-senbei (cracker di polpo) è sicuramente da non perdere. Viene preparato al momento su di una pressa dove all’impasto base viene incorporato un polpo intero! Detto così suona un po’ strano, ma la consistenza croccante e il sapore del polpo si sposano alla perfezione e il risultato è molto piacevole per il palato.

La strada prosegue in un sussegguirsi di ristorantini dall’aspetto invitante e negozi di dolci e souvenir, e ci conduce fino in cima alla collina dove sorge un complesso di tre templi shintoisti dedicati alla dea Benzaiten, comunemente noto come Enoshima Jinja (江ノ島神社) . Ancora oggi, a ricordo della leggenda della sua fondazione, sull’isola ci sono varie statue raffiguranti il mitico dragone, una delle quali vicino al laghetto di uno dei tre templi.

Il giro prosegue con la visita al giardino botanico voluto dal mercante inglese Samuel Cocking nel 1880. Il parco, che attira ogni anno mezzo milione di visitatori, è aperto tutti i giorni dalle 9:00 alle 18:00 (in inverno fino alle17:00; in estate fino alle 20:00), l’ingresso è consentito fino a mezz’ora prima della chiusura. Il biglietto d’ingresso di 500 yen comprende l’accesso al giardino e alla torre d’osservazione alta 60 m. La torre, simbolo di Enoshima, funge anche da faro ed è per questo anche soprannominata “Seacandle”, candela del mare.

Il ponte di osservazione offre una vista panoramica a 360° splendida, specie al tramonto, quando nei giorni con buona visibilità si può ammirare il monte Fuji.

Se si è particolarmente fortunati è possibile osservare il cosiddetto fenomeno dell’ aka-fuji (赤富士, Fuji rosso), tante volte immortalato dal pittore Hokusai nei suoi famosi ukiyo-e.

Nei giorni in cui il cielo è limpidissimo (meglio dall’estate all’autunno) la luce del tramonto tinge il Fuji di rosso dando vita ad uno spettacolo di rara bellezza.

Un attrazione che non si può assolutamente perdere su questa meravigliosa isola è sicuramente

l’acquario di Enoshima.

Fu aperto nel 1954, rinnovato e ri-inaugurato nel 2004.

L’acquario riproduce molti ambienti marini, come le profondita’ dei mari del Giappone e l’oceano Pacifico, ed e’ l’unico al mondo ad ospitare i pesci neonati “shirasu”, specialita’ di Enoshima, nella zona “Baia di Sagami”. Per “shirasu” si intende qui i piccoli di sardine della zona, normalmente quasi impossibili da vedere nuotare, il che la rende un’esposizione molto preziosa.

Un’altra popolare esposizione e’ la “Kurage Fantasy Hall”: nell’acquario sferico “Kurage Planet” nuotano meduse che vengono illuminate in vari modi per offrire una visuale da non perdere.

Sono popolari anche gli show dell’acquario, di delfini e foche: si consiglia di controllarne gli orari e assicurarsi un posto a sedere con anticipo.

C’e’ anche la possibilita’, a pagamento, di toccare delfini e tartarughe marine, a numero chiuso e cosi’ popolare che e’ difficile trovare biglietti nei fine settimana.

E’ anche possibile pernottare all’acquario e partecipare a tour notturni, oltre che tenere feste di matrimonio ed altri, ovviamente dopo la chiusura.

Ancora una piccola curiosità su quest’isoletta ricca di soprese: Enoshima fu il porto delle olimpiadi del 1964 e di nuovo lo sarà in occasione delle olimpiadi di Tokyo del 2020.

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O-Tsukimi お月見

L’ autunno che ormai è sempre più prossimo è la stagione dell’O-Tsukimi お月見, che significa ammirare la luna piena (月 tsuki = luna; 見 mi da miru = guardare). Nata molti anni fa, è una tradizione giapponese che affonda le sue radici in epoca Heian.

La festa della luna piena d’autunno (chiamata anche jūgoya 十五夜, letteralmente 15° notte) si festeggia il 15° giorno dell’ottavo mese del tradizionale calendario lunare giapponese, che corrisponde al mese di settembre nell’odierno calendario.

Il plenilunio dell’ottavo mese era considerato il più bello dell’anno, e in questa occasione i nobili della corte Heian si riunivano per festeggiare ed ammirare la bellezza della luna piena, componendo musica e versi di poesia tanka.

Tale celebrazione veniva chiamata anche Imo meigetsu 芋名月 (plenilunio delle patate): infatti, quella che in Cina nasceva come una festa poetica e a carattere meramente estetico e contemplativo, in Giappone diventò una ricorrenza a carattere agricolo, legandola ai cicli stagionali dei raccolti autunnali.

Inoltre, tale denominazione differenzia questo plenilunio da quello celebrato tradizionalmente il 13° giorno del 9° mese (denominato anche jusan’ya 十三夜, oltre che kuri meigetsu 栗名月 e mame meigetsu 豆名月), che segna l’inizio della raccolta delle castagne (kuri) e dei fagioli (mame) e che si festeggia a ottobre.

Oggi lo tsukimi si celebra offrendo alla luna i celebri tsukimi-dango 月見団子, dolcetti di riso glutinoso la cui forma ricorda quella della luna piena, insieme a ciuffi di susuki, graminacea che somiglia al riso e che viene offerta, in sostituzione a questo, come buon auspicio per il raccolto (tradizione che risale al periodo Edo).

Oltre, ovviamente, a dedicarsi alla contemplazione della bellissima luna piena. Per questa ricorrenza si consumano anche piatti “dedicati”, come ad esempio gli tsukimi soba o udon, conditi con un uovo crudo coperti da brodo bollente e alghe nori.

Il 13 Settembre, anche al Santuario Ise si fa una cerimonia per ammirare la Luna.

Grazie al mio amico Hideo Ogihara per avermi fatto conoscere questa tradizione.

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Enoshima e la leggenda del dragone pentito.

Nel 1047, il monaco buddista Kokei raccontò la storia oscura dell’isola di Enoshima e dell’area circostante di Koshigoe.

Conosciuta come Enoshima Engi, l’opera racconta il folclore locale sull’origine dell’isola.

Gli scritti affermano che il villaggio preistorico di Koshigoe fu tormentato per mille anni dal gigantesco drago a cinque teste Gozuryu.

“Molto tempo fa sul fondo di un lago di un villaggio non lontano dall’attuale Kamakura viveva uno spaventoso drago dalle cinque teste che si divertiva a terrorizzare la popolazione esigendo come sacrificio i figli degli abitanti del luogo.

Dopo mille anni di tribolazioni, il 31 maggio del 552 d.C., Benzaiten, dea shintoista della fortuna, della salute, della musica e della conoscenza, finalmente accortasi delle loro sofferenze, venne in loro soccorso e fece emergere dal fondo del mare una splendida isola che divenne sua dimora e base di attacco per contrastare il drago.

Continuando con il mito, si dice che il drago abbia osservato l’arrivo di Benzaiten.

Dopo aver posato gli occhi su di lei, il Gozuryu si innamorò perdutamente e immediatamente chiese la sua mano in matrimonio. Tuttavia, Benzaiten era a conoscenza dei modi malvagi del drago e gli disse che avrebbe preso in considerazione la sua proposta solo se avesse promesso di aiutare la gente di Koshigoe.

Da quel momento in poi, Gozuryu si dedicò a proteggere l’area che un tempo aveva terrorizzato.

Benzaiten alla fine riconobbe le buone intenzioni di Gozuryu e l’area di Koshigoe prosperò come non aveva mai fatto prima sotto la loro duplice protezione.

Quando il tempo di Gozuryu in questo mondo finalmente terminò, il drago si stese vicino al villaggio di Fukasawa (ora situato nell’odierna Kamakura).

Le leggende dichiarano che il corpo di Gozuryu era così massiccio che la sua testa si estendeva fino a dove ora si trova il Tempio Ryuko .

Il folklore riferisce che Gozuryu continua a proteggere l’area; se osservi attentamente la forma delle colline tra Kamakura ed Enoshima, puoi distinguere la forma del drago che è diventato una collina che ancora oggi è chiamata tatsu no kuchi yama 龍の口山, ovvero “la bocca della collina del drago”.

Oggi, Il nome locale ”Koshigoe”腰越 è scritto con kanji diversi, ma l’originaria combinazione di ideogrammi era “superata la morte dei bambini” e si pensa che le sia stato attribuito questo nome per via del Drago famelico che si ci bava di infanti.

Enoshima Engi sostiene che l’area di Koshigoe fu un tempo tormentata da violente tempeste e implacabili terremoti. Quando la follia giunse alla fine e le nuvole si schiarirono, una fanciulla celeste scese dai cieli. Poco prima che toccasse la superficie dell’acqua a sud di Koshigoe, un’isola misteriosa sorse dalle profondità che sarebbero servite come sua dimora.

La suggestiva isola di cui parla la leggenda è Enoshima 江ノ島: solo 4 km di perimetro, ma tantissimo da offrire alla curiosità di ogni visitatore. Enoshima si trova nella prefettura di Kanagawa, nella baia di Sagami, appartiene a livello amministrativo alla città  di Fujisawa ed è collegata con il quartiere Katase della città tramite un ponte lungo 600 metri.
Un breve viaggio da Kamakura sui treni della linea Enodenfino alla stazione di Katase-Enoshima (片瀬江ノ島) ci porta fino al ponte che collega l’isola con la terra ferma.
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泉岳寺 Sengakuji, 四十七士 Shi-jū-shichi shi

Se i racconti di storie di onore, di scontri tra samurai nel Giappone feudale, conoscerete sicuramente la storia dei 47 Ronin.

Romanzata e rivisitata in chiave fantasy, rendendola fruibile al pubblico Occidentale grazie all’omonimo film (non proprio connesso alla reale storia).

In Giappone, il racconto veritiero ed originale si tramanda di generazione in generazione ed ogni giorno il tempio dove riposano i 47 Samurai senza padrone viene visitato da persone che vengono a rendere loro omaggio.

Il Tempio dei 47 Ronin rimane un po’ fuori dai classici quartieri di Tokyo frequentati dai turisti, ma è una tappa che vi invito a prendere in considerazione, non solo per la bellezza del luogo, ma anche per l’importante significato della storia di questi uomini leali.

 Sengakuji e la storia dei 47 Ronin

Il Tempio Sengakuji è uno dei più importanti templi del buddismo in Giappone. Appartenente alla setta Zen-Soto è il terzo tempio più importante dopo l’Eiheiji e il Sojiji ed ancora oggi è meta di pellegrinaggi, ritiri e sessioni di studio per monaci, studiosi e praticanti.

Il tempio venne fatto costruire da Ieyasu Tokugaka nel 1612, vicino al castello di Edo, ma dopo soli 30 anni venne distrutto da un incendio e ricostruito in questa zona.

In realtà la sala principale è stata ricostruita dopo la Seconda Guerra Mondiale, come del resto la quasi totalità di Tokyo.

 Nonostante il Sengakuji sia uno dei più importanti templi buddisti, la sua fama è legata principalmente alla storia dei 47 Ronin e del Signore di Ako, che qui riposano nelle loro tombe visitate ogni giorno da devoti giapponesi e da qualche turista affascinato da questa vicenda.

Questo episodio è così importante e famoso perchè è espressione massima del Codice del Samurai: la lealtà di questi uomini nei confronti del proprio Signore, una pietra miliare della cultura Samurai e tassello fondamentale per comprendere lo sviluppo della società giapponese successiva, che anche con la restaurazione Meiji ha continuato ad aver intrinseco in sè parte del Credo dei Samurai.

Oltre al piccolo cimitero dove riposano i 47 fedeli samurai insieme al Signore di Ako ed alcuni membri della sua famiglia, è possibile visitare anche un piccolo museo commemorativo con alcuni reperti dell’epoca e tre brevi filmati della durata complessiva di 15 minuti sulla vicenda.

Se avete del tempo, incluso nel prezzo di ingresso del museo è incluso anche l’ingresso alla stanza con le statue in legno dei 47 Ronin, per ognuno dei quali è indicato il nome, l’età il ruolo e la loro paga.

La storia dei 47 Ronin

Siamo nel 1701, in un periodo dove le guerre tra clan si sono placate sotto lo shogunato Tokugawa.

Ma l’onore ed il rispetto delle convenzioni sociali sono ancora alla base della società giapponese, e il Bushido è l’essenza che pervade i fedeli guerrieri che proteggono i loro padroni.

Questo periodo di calma apparente è in parte dovuto anche all’obbligo imposto ai vari Daimyo, di soggiornare ad Edo per buona parte dell’anno, lontano dai propri possedimenti e dalle proprie famiglie, in pratica degli ostaggi, per scongiurare rivolte e garantire la pace.

Tra questi nobili c’era anche il signore di Ako, Asano Naganori, che per conformarsi all’etichetta richiesta alla corte dello Shogun, fu posto sotto l’istruzione di Kira Yoshinaka, cerimoniere di corte.

Per l’istruzione Kira pretese una sorta di ricompensa, sebbene lui fosse di rango inferiore al Signore di Ako, e dato il rifiuto sdegnato di Asano, iniziò a trattarlo con sgarbo e disprezzo fino all’episodio che scatenò la reazione del Daimyo che cercò quindi di uccidere il cerimoniere.

Il colpo non andò a segno, ma un’aggressione armata all’interno del Castello di Edo andava punita e così il Signore di Aka fu costretto a commettere seppuku, il suicidio rituale.

Con la morte i possedimenti di Asano vennero requisiti ed ai Samurai al suo servizio venne dato l’ordine di disperdersi, trasformandoli così in Ronin, Samurai senza padrone.

47 di questi Samurai però non accettarono la sorte toccata al loro Daimyo e meditarono vendetta per quel disonore causato ingiustamente al signore di Aka. Per due anni si diedero alla macchia, alla vita sregolata ed avviarono nuove attività, in modo da non insospettire Kira, che con il tempo si preoccupò sempre meno di farsi proteggere da una folta scorta di soldati.

Nell’inverno del 1703, i Ronin capitanati da Oishi Kuranosuke, principale vassallo di Asano, fecero irruzione nella dimora di Kira e una volta scovato lo decapitarono (gli venne offerta la morte onorevole con seppuku, ma Kira non rispose e così non gli venne concesso ulteriore tempo).

I Ronin portarono poi la testa di Kira fino al Tempio Senkakuji, al cospetto della tomba del Signore di Aka, finalmente vendicato.

Si discusse molto sulla sorte dei 47 Ronin ed infine si decretò che facessero seppuku, un atto comune ed onore che generalmente i Samurai compivano alla morte del proprio padrone, e vennero poi sepolti qui, al Sengakuji insieme al loro padrone verso il quale avevano dimostrato tanta lealtà.