Tra gli alberi in Val di Sole (perlustrazione)

Le due ragazze disfarono le valigie  in allegria, chiacchierando di vecchi ricordi e nuove prospettive.

Lilih raccontò alla sorella della strana sensazione che le attanagliava lo stomaco prima di partire e che adesso si era ripresentata più acuta che mai…non sapeva spiegarlo, stavolta era come un dolore fisico…

Si voltò senza dire una parola e si precipitò sul balconcino, rimase così a fissare davanti a se, ma i suoi occhi non furono attratti dal Sasso Rosso, bensì da una casa che si stagliava al di là della strada, oltre il campo.

Bea raggiunse la sorella e notò la sua espressione stralunata, quasi ansiosa. Così, con un infinita dolcezza nella voce, le propose di andare a fare un giro in paese, per vedere chi c’era e chi no, cosa fosse cambiato e cosa invece era rimasto come nei loro ricordi.

Lilih accettò volentieri, a malincuore staccò gli occhi da quella casetta che aveva appena scoperto e partirono per una spedizione ricognitiva.

Andando in paese passarono dalla piazza e dal campo sportivo, tutto era come se lo ricordavano.

Le gradinate,in piazza, che a Lilih ricordavano un teatro, quante volte aveva immaginato di essere la protagonista di una serata in cui leggeva le sue poesie. Anche la maxi scacchiera era ancora lì; e quante partite avevano disputato sotto quella rete da pallavolo con gli amici di Udine?

Quest’anno non ci sarebbero stati, lo sapevano già, li avevano sentiti, che peccato!

Pensando ai vecchi amici arrivarono al parchetto.

Sotto alla struttura in legno, simile ad una casetta, quante se ne erano raccontate, quanti pomeriggi con gli amici, era il loro punto di ritrovo!

Entrate, Bea notò che c’erano tante famigliole con bambini che felici giocavano tra sabbiere, altalene e dondoli correndo di qua e di là, urlando e ridendo.

Lilih invece notò soltanto le due sagome appoggiate al bancone della casetta, del loro rifugio pecatorum. Chi erano? Cosa volevano? Perché erano lì? Erano turisti o della zona? Ancora quella strana sensazione, più si avvicinava più l’ansia le attanagliava lo stomaco.

Non sentiva più niente attorno a se, voleva solo superare i due estranei, appoggiarsi al vecchio legno e respirare, ricominciare a respirare.

Bea la seguì preoccupata del pallore che l’aveva colta così all’improvviso, dagli occhi vitrei con cui camminava come per inerzia e soprattutto per la difficoltà con cui respirava.

Arrivate alla casetta Bea guardò allarmata i due ragazzi che si accorsero del malore di Lilih e si avvicinarono per poter dare una mano. Bea li rassicurò che non era niente di grave, che a sua sorella capitava di estraniarsi così, tanto da dimenticarsi di respirare. Sorridendo disse loro che probabilmente stava “sentendo” qualcosa.

Lilih,nel suo stato d’ansia, si accorse soltanto che uno dei due ragazzi aveva i capelli rossi, la voce bassa e dolce con una nota divertente, pensò che doveva essere del paese perché, come lei, apparteneva alle montagne.

Tutto avvenne in un secondo, un attimo prima il sole sembrava oscurato e nella testa della povera Lilih c’era solo tanta confusione, poi due mani la toccarono, la sollevarono e l’aiutarono a sedersi sul bancone della casetta. Due mani rassicuranti, forti, che sembrava riuscissero a contenere la sua intera vita, mai sensazione fu più forte, una scarica di adrenalina incomparabile.

Il sole tornò a splendere, i colori si fecero più accesi e fu tutto più chiaro!

Tra gli alberi in Val di Sole (in viaggio)

Se lo ricorda come fosse ieri quando entrarono in quella camera in mansarda, era la numero 148. Come dimenticarsene? Tutto ebbe inizio li!

Lei si sentiva un po’ Heidi perché aveva dieci anni e per raggiungere la finestra doveva mettersi in piedi sulla sedia…ma era fantastico, quella piccola stanza tutta ricoperta di legno chiaro era un sogno e quella finestrella abbarbicata la sù in alto era perfetta.

La prima volta che l’aprì quasi cadde dalla sedia a causa del magnifico spettacolo che le si presentò. L’aria fresca e cristallina le sferzava la faccia e quelle bellissime e soffici nuvole che facevano capolino dal Sasso Rosso stagliato imponente e maestoso davanti a lei, come se potesse toccarlo…fu amore a prima vista…

Quella fu l’estate delle scoperte, ogni cosa la mandava in visibilio, le fontane disseminate in paese con l’acqua potabile, la bellissima chiesetta con di fianco il cimitero e il torrente, il Meledrio, col suo ponte di legno immerso in alberi secolari. Niente come lo scrosciare di quell’acqua la stregava tanto!

Praticamente tutti i giorni obbligava il padre a portarla lì dove saltava sui massi fino al centro del torrente e rimaneva così coi piedi nell’acqua gelida a sentire il potere della natura.

All’epoca Elisabetta, ancora bambina, non poteva sapere che la quiete e la solennità di quei luoghi avrebbero influenzato così tanto il suo carattere, rendendola più simile a donne di altre epoche piuttosto che ad un adolescente alle soglie del III millennio.

Nelle due ore di viaggio che mancavano al Passo del Tonale quando Bea si svegliò, le due sorelle parlarono di cosa avrebbero fatto quell’estate.

Entrambe si guardarono sapendo già a cosa stavano pensando.

Le amicizie dell’anno prima erano solo un ricordo, purtroppo o per fortuna, perché Lorena e Valeria, le cugine che per due anni avevano condiviso con loro i mesi estivi e le compagnie, a fine stagione si erano rivelate egoiste e poco leali. Non con Lilih ma bensì con la “piccola” Bea, avendo infranto i suoi sogni romantici solo per capriccio, per aver qualcosa da raccontare al loro ritorno a Milano. Bea vi rimase davvero male, quel fatto oltre a minare la sua autostima, rischiò di farle perdere fiducia nel prossimo…e non c’era da biasimarla, in fondo aveva solo 12 anni all’epoca dei fatti.

Tra le due sorelle, Bea, pur essendo la più piccola è quella più pratica, coi piedi per terra, come si direbbe. Elisabetta invece è una sognatrice con la testa tra le nuvole.

Le due sorelle bensì siano così diverse si compensano l’un l’altra, dato che è Bea che vede i problemi o le complicazioni ma è sempre Lilih che ha la forza di affrontarli e risolverli, nel limite del possibile.

Stavano ancora pensando a Lorena e Valeria quando arrivarono al Tonale, alle 7:30 del mattino il bar aveva appena aperto, erano in perfetto orario!

Si dimenticarono ben presto dei brutti ricordi bevendo un cappuccino accompagnato da una fetta di torta ai mirtilli, la loro preferita, sedute ad un tavolino davanti alla vetrata che dava su quelle che d’inverno erano delle meravigliose piste da sci.

Conclusa questa piccola pausa l’agitazione delle ragazze crebbe a dismisura, così salite in auto il padre fece davvero fatica a farle stare zitte. Alla fine quando passarono Marilleva si rassegnò ai loro gridolini, tanto anche quello era ormai un rito annuale!

La casa era ancora come se la ricordavano, si precipitarono in quella che sarebbe stata la loro stanza, aprirono le finestre per sentire lo scrosciare del fiume.

Tutto era così intimamente familiare, il Noce dietro casa e il rumore della segheria, le stanze coi mobili “antichi”, la strada che correva sopra il loro piccolo giardino e dietro ad essa il paese e le Montagne!

Come era bello essere di nuovo a Dimaro!

Tra gli alberi in Val di Sole (la partenza)

È l’ultimo giorno di scuola e sono tutti felici e tristi nel contempo.

Le amiche di Lilih sono disperate, non si vedranno per quasi tre mesi, è troppo!!

Promettono di telefonarsi almeno una volta a settimana e di scriversi lettere, e-mail, sms e se dovesse succedere qualcosa di speciale, logicamente le amiche lo dovevano sapere per prime…

Tutte cose che ad un adulto possono sembrare banali, perché in fin dei conti staranno separate per poco tempo, ma per un adolescente è un enorme scoglio nel mare dell’amicizia.

Il fatto di non vedere le sue amiche è si triste, ma per Lilih l’ultimo giorno di scuola vuol dire solo una cosa: da domani sarà tra le sue adorate montagne!!

Le è da sempre piaciuto quel paesino sulle Dolomiti dove la sua famiglia le fa passare le vacanze.

E poi, come non innamorarsi di una valle che si chiama Val di Sole e dove, effettivamente, il sole sembra vi abbia preso dimora?

In nessun altro posto si sente a casa come in quello, li è se stessa in ogni piccola sfumatura, può sognare ad occhi aperti circondata dalla rilassante atmosfera dei boschi, non ha bisogno di spiegare perché a volte rimane ferma immobile mentre la sua mente vaga lontano o si commuove per un suono o un profumo…lei è così ed è un tutt’uno con l’ambiente che lì la circonda e questo la appaga immensamente.

Con l’animo colmo di sentimenti contrastanti, Lilih saluta i banchi di scuola, abbraccia Barbara, Cinzia, Marta e Vale con la promessa di pensarle e di farsi sentire, perché loro sanno che Elisabetta, la loro stramba amica, sta per tornare in quello che lei stessa definisce “il suo mondo”.

Il giorno della partenza è arrivato!

Come sempre Lilih e sua sorella Bea hanno dormito poco a causa di tutta l’eccitazione provocata dall’idea di poter rivedere i vecchi amici e dalla consapevolezza delle nuove avventure che le aspettano in quei boschi e su quelle cime.

Lilih però sente uno strano formicolio addosso, una sensazione che la rende ancora più elettrica. Ha come il presentimento che questa estate sarà magica e che qualcosa cambierà radicalmente nella sua persona.

È con questa consapevolezza di cambiamento che Lilih si appresta ad affrontare il nuovo viaggio.

Salita in macchina, mentre sua sorella cade in un sonno profondo, lei lascia correre la sua mente al giorno in cui suo padre per la prima volta la portò a Dimaro, in quel grazioso alberghetto che prende il nome dal paese e dove lei si innamorò di queste montagne.

Tra gli alberi in Val di Sole (Lei)

Elisabetta, detta Lilih, è una ragazzina come tante, anche se di questi tempi arrivare a 17 anni senza aver mai baciato nessuno, non è propriamente la normalità!

Ma Lilih non vuole essere normale, vuole essere speciale, vuole che le persone la ricordino per ciò che fa e che pensa e non perché è una ragazza carina.

Lei che con il suo sorriso e il suo solare buonumore rischiara e illumina i vestiti neri che perennemente indossa, lei che scrive poesie, che si perde all’interno dei libri che legge, lei che adora le sorprese e vuole vivere giorno per giorno ogni emozione che la vita le riserva, lei pericolosa sognatrice.

Questa è Lilih, una ragazzina normale che puoi perdere nella folla ma che non puoi dimenticare.

E questa è la sua storia, una delle tante, forse la più importante, perché qui si accetta per quello che è e scopre che la felicità può davvero essere dietro l’angolo, basta avere il coraggio di affrontarla.

WHY…

Why, why, have you never wondered why?
I do!
Often!
We can say that "why" is the only true constant in my life!
Things change, people go and come as they are carried by the wind and you stay there, sometimes in the middle of the storm, asking "why."
I came to think that "why" is at the basis of the development and growth of this world, of our world, of course without curiosity there would have been and there will be no discoveries but this "why" we can circumscribe it also to our small circle of influence.
And that's what I've been thinking about lately!
Have you ever wondered how you did or did say that right at the moment, even though you had some other better to say or do the same thing?

I YES, so if I'm asked for it!
It does not pass that day, at one time or another, I do not ask 'why'!
Why did I just wear this dress?
Why did I use a red ribbon instead of blue?
Why did I cross the gaze of that person I / I smiled?
Why did I know her exactly?
Why does it seem to me that he was sad now and now he smiles at me?

All "why" they are beautiful regardless of the answer!

Perché…

Perché, perchè, non vi siete mai chiesti perché?
Io si!
Spesso!
Possiamo dire che "perché" è l'unica vera costante della mia vita!
Le cose cambiano, le persone vanno e vengono come portate dal vento e tu rimani lì, a volte nel bel mezzo della bufera, a chiederti "perché".
Sono arrivata a pensare che "perché" sia alla base dello sviluppo e della crescita di questo mondo, del nostro mondo, ovviamente senza curiosità non ci sarebbero state e non ci saranno le scoperte ma questo "perché" possiamo circoscriverlo anche alla nostra piccola cerchia di influenza.
Ed è su quello che ultimamente sono portata a riflettere!
Vi è mai capitato di chiedervi come mai avete fatto o detto quella cosa proprio in quel momento pur avendone avuto altri magari migliori per poter dire o fare la medesima cosa?

Io SI, eccome se me lo sono chiesta!
Non passa giorno in cui, in un momento o nell'altro, io non mi chieda "perché"!
Perché ho indossato proprio questo vestito?
Perché ho usato un nastro rosso anziché blu?
Perché ho incrociato lo sguardo di quella persona è gli/le ho sorriso?
Perché ho conosciuto proprio lei?
Perché mi sembra che prima fosse triste e adesso guardandomi sorride?

Tutti i perché sono belli a prescindere dalla risposta!